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Tornare in campo dopo l’intervento per scoliosi: quando e perché lo sport fa parte della cura

4 maggio, 2026 (11:37) Di: Alessandra Negrini

Per un adolescente, l’idea di affrontare un intervento chirurgico alla colonna vertebrale porta con sé una domanda fondamentale: “Potrò tornare a fare lo sport che amo?”.

Se in passato prevaleva un atteggiamento di estrema prudenza, oggi la scienza ci dice chiaramente che il ritorno all’attività fisica non è solo possibile, ma rappresenta una parte integrante del percorso di guarigione.

L’importanza di non fermarsi
Rimanere attivi durante l’adolescenza è uno dei migliori investimenti per la salute futura. I ragazzi che abbandonano lo sport dopo l’intervento presentano un rischio maggiore di sviluppare dolore cronico e limitazioni funzionali in età adulta.
Purtroppo, gli studi mostrano che circa il 30–40% dei pazienti non torna ai livelli sportivi precedenti. Nella maggior parte dei casi questo non dipende da reali limiti fisici, ma dalla paura (del paziente o dei genitori) o da restrizioni eccessivamente rigide imposte dai medici.
La sfida attuale per chi si occupa di patologie vertebrali è rompere questo circolo vizioso: il corpo operato è un corpo che può — e deve — tornare a muoversi.

Due parole sulla tecnica dell’intervento

Oggi esistono diverse tecniche chirurgiche, tra cui le più utilizzate sono:

artrodesi (fusione): è la tecnica standard. Sebbene comporti il blocco di alcuni segmenti della colonna, consente nella grande maggioranza dei casi un ritorno completo alla maggior parte delle attività sportive.
vertebral body tethering (VBT): tecnica più recente che non “fonde” le vertebre, ma utilizza un cordino flessibile. I dati indicano che i pazienti sottoposti a VBT tendono a tornare a scuola e allo sport un po’ più rapidamente, anche se spesso si tratta di ragazzi già molto attivi prima dell’intervento.

La “tabella di marcia” per lo sport

Ogni paziente è unico e segue un percorso terapeutico e di vita che non può essere identico a quello di un altro, anche a parità di diagnosi. Tuttavia, la Società di Ricerca sulla Scoliosi (SRS), la più antica società scientifica dedicata a questa patologia, ha definito linee guida temporali basate sul tempo necessario ai tessuti e alle strumentazioni per stabilizzarsi.

In generale:

– primi 3 mesi, nella maggior parte dei casi è possibile riprendere attività sportive leggere come nuoto, cyclette o corsa blanda, con l’obiettivo di ricostruire forza, coordinazione e fiducia nel movimento.
– intorno ai 6 mesi, molti ragazzi possono tornare a sport più impegnativi dal punto di vista dinamico come calcio e basket, purché senza contatto diretto, aumentando progressivamente intensità e durata.
– 9–12 mesi, se il decorso è regolare e i controlli clinici lo confermano, è generalmente consentito anche il ritorno agli sport ad alto impatto, come rugby, judo e karate.
Queste indicazioni non sono regole rigide, ma una guida di riferimento per accompagnare il ritorno allo sport in modo sicuro e progressivo.

Molti genitori temono che un urto possa danneggiare le barre o compromettere i nervi. La realtà è rassicurante: le complicanze gravi legate all’attività sportiva sono estremamente rare.
I problemi più comuni — comunque infrequenti — riguardano l’allentamento di una vite o piccoli danni alle barre, e si verificano soprattutto quando si “bruciano le tappe” (ad esempio tornando a fare snowboard dopo sole due settimane).
Rispettando i tempi di guarigione e seguendo una progressione graduale, il rischio rimane molto basso. Il chirurgo e il fisioterapista lavorano insieme per costruire un vero e proprio ponte verso il ritorno a una vita normale, basato su fiducia e collaborazione.

Il punto non è decidere se tornare a fare sport, ma come e quando farlo.
Perché il movimento è la medicina che protegge la colonna nel tempo: tornare allo sport non è un rischio da evitare, ma l’obiettivo finale di ogni intervento.

Commenti

Commento di Anna
Il 13/05/2026 alle 14:42

Buongiorno abbiamo scoperto da poco che mio figlio di 15 anni ha una scoliosi di 45 gradi nella parte dorsale ed di 36 lombare con risser 4/5. Sarà operato a breve ma non sono convinta . Secondo voi si potrebbe tentare un approccio conservativo. Ho poco tempo a disposizione ha già fatto il prericovero.

Commento di Fabio Zaina
Il 15/05/2026 alle 07:05

Gent.ma Sig.ra Anna,
Immagino la confusione e la preoccupazione dopo questa scoperta e con queste indicazioni. Non c’è dubbio che dover prendere una decisione a riguardo sia molto complicato, e che ci siano sentimenti e fattori diversi che si combinano. Inoltre, non esiste una scelta in assoluto giusta o sbagliata, ma ogni caso deve essere valutato individualmente.

Come più volte detto in questo blog, l’intervento è utile per le curve più marcate e quando la scoliosi diventa sintomatica. Una scoliosi di 45° in un ragazzo che ha superato il picco di crescita, ovvero quella fase in cui il peggioramento è più rapido, non richiede una scelta drastica e immediata. Non c’è bisogno di operare subito. Questo perché nel breve termine i rischi di peggioramento sono bassi, soprattutto se si intraprende un trattamento conservativo, mentre il rischio a lungo termine esiste, ma appunto deve essere gestito a lungo termine. Nessuno è in grado di predire cosa succederà alla schiena di suo figlio nei prossimi anni e decenni. Non abbiamo uno strumento per fare previsioni precise. Sappiamo che esiste un rischio, e sappiamo che oltre al peggioramento, suo figlio potrebbe riportare più facilmente mal di schiena rispetto a chi non ha la scoliosi. Ma questo è appunto da verificare.

Quindi, operarsi oggi vorrebbe dire sacrificare immediatamente il movimento della schiena (oggi l’intervento consiste in questo) per prevenire possibili problemi futuri che non sappiamo se e quando si manifesteranno. Ne vale veramente la pena? C’è poi un altro punto importante che viene sottolineato troppo poco. Intervenire oggi di fatto è una scelta che ricade sui genitori, perché un ragazzo di 15 anni può certamente manifestare delle preferenze, ma non ha la maturità e l’esperienza della vita necessari a prendere una decisione così importante e dalla quale non si torna indietro. Al contrario, rimandare la scelta all’età adulta permetterebbe a suo figlio di scegliere in maniera più consapevole, e soprattutto di poter decidere per sé stesso.
Cosa fare nel frattempo? Come domandava, un trattamento conservativo è indicato e potrebbe anche portare a un significativo miglioramento della schiena, sia in termini di asimmetrie che immaginiamo oggi essere visibili, sia in termini di radiografia. Con un buon trattamento, infatti, il miglioramento è possibile, anche se non garantito a tutti. Infine, in sei mesi ci si può già rendere conto del possibile risultato finale e quindi eventualmente riprendere in mano il discorso chirurgico.
Speriamo di averle dato qualche spunto di riflessione. Siamo certi che potrete prendere la decisione migliore.
Un grosso in bocca al lupo

Fabio Zaina

Commento di Emma
Il 23/05/2026 alle 22:32

Sono una ragazza di 16 anni e ho la scoliosi. Mi è stato detto anni fa quando ero ancora piccolina, ma i miei genitori non mi hanno mai fatto fare nulla riguardo a ciò. Intorno ai 12 mi erano stati dati degli esercizi dal fisioterapista di famiglia, ma non mi pare fossero specificatamente per la mia schiena; inoltre, ho smesso di farli dopo un paio di mesi quando il fisioterapista se n’è andato. Sono molto consapevole dell’aspetto della mia schiena, soprattutto visto che quando guardo allo specchio si nota parecchio e mi fa star male. Anche un anno fa avevo chiesto a mia mamma in lacrime cosa potessi fare e lei mi aveva assicurato che avremmo fatto una visita ma poi non si è fatto nulla. È molto occupata. Sono preoccupata riguardo a mettere il busto, dato che a scuola sarebbe orribile per me, o scoprire che la mia curva è così grave da dover fare l’operazione e quindi perdere mobilità.

Commento di Luigi Barbarossa
Il 09/06/2026 alle 09:58

Buongiorno Emma,
Capisco la tua preoccupazione: la scoliosi può essere fonte di ansia, soprattutto quando si nota esteticamente. La cosa più importante, però, è capire bene che tipologia di scoliosi hai e quanto sia evoluta, perché non tutte le scoliosi richiedono il corsetto o l’intervento.
La valutazione corretta di una scoliosi va fatta con una visita specialistica di un ortopedico o di un fisiatra e, spesso, associata ad una radiografia della colonna in piedi dalla quale si ricava l’angolo di Cobb che indica l’entità della curva scoliotica.
Le curve lievi spesso vengono solo monitorate nel tempo o trattate con esercizi specifici; le curve moderate, soprattutto se c’è ancora crescita, possono richiedere un corsetto. L’intervento chirurgico si prende in considerazione solo in casi più importanti, di solito con curve elevate e/o in peggioramento.
Il corsetto, quando indicato, non serve a “raddrizzare” immediatamente la schiena, ma aiuta a migliorare l’estetica, ad arrestare l’eventuale peggioramento e può migliorare la curva radiografica a seconda delle situazioni individuali. Non è detto però che tu debba metterlo: dipende dall’età ossea, dalla crescita residua e dai gradi della curva.
Gli esercizi possono essere molto utili, ma dovrebbero essere specifici per la scoliosi, ad esempio percorsi come SEAS, Schroth o fisioterapia mirata, seguiti da professionisti esperti in deformità vertebrali.
Esercizi generici possono aiutare il tono muscolare, ma non sempre sono sufficienti per gestire una scoliosi.
Quindi il passo più utile adesso sarebbe fare una valutazione specialistica aggiornata, così da sapere con precisione la situazione e le opzioni possibili. Avere informazioni chiare spesso riduce molto la paura, perché permette di distinguere ciò che è probabile da ciò che si teme.
Spero di esserti stato d’aiuto.
Luigi Barbarossa

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