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Perché una radiografia o una risonanza magnetica in posizione supina non sono affidabili per misurare la scoliosi?

23 gennaio, 2026 (08:22) Di: Valentina Premoli

Solo una radiografia eseguita in piedi permette di valutare in modo corretto l’entità di una curva scoliotica e altri parametri della colonna vertebrale.
Tra gli esami fatti in posizione eretta e quelli in posizione supina, ossia sdraiati sulla schiena (radiografie, risonanza magnetica o TAC), esiste infatti una differenza sostanziale nella misurazione delle curve, sia negli adulti sia nei ragazzi.
La causa è semplice: la forza di gravità. In piedi, la colonna vertebrale tende a collassare parzialmente nella direzione della curva, rendendo la deformità più evidente.
Diversi studi su ragazzi hanno dimostrato che l’angolo Cobb misurato in piedi è in media 10° più grande rispetto a quello rilevato da supini, indipendentemente dalla gravità della curva. Si tratta di una differenza significativa nei casi lievi (una curva di 10° da supini diventa di 20° in piedi, passando dalla soglia diagnostica a una scoliosi vera e propria), mentre lo scarto incide meno nelle scoliosi gravi (da 60° a 70°, rimanendo comunque una curva severa).
Anche negli adulti è stata confermata questa differenza media di 10°, con un’ampia variabilità individuale che rende impossibile dedurre l’entità reale della curva da un esame eseguito da supini. Inoltre, sottolinea come anche i parametri sagittali – cioè quelli che descrivono l’allineamento della colonna vista di profilo – cambino in entrambe le posizioni: in piedi la lordosi lombare si riduce e il bacino tende alla retroversione, portando alla graduale flessione anteriore del tronco. Considerazione importantissima dato che nei pazienti adulti con scoliosi è il disallineamento sagittale che incide sul dolore, molto di più dei gradi Cobb della curva.
Radiografia da supini: un’eccezione possibile?
Si parte dal presupposto che la riduzione della curva in posizione sdraiata sia in buona parte dovuta alla flessibilità della colonna nel tratto interessato dalla curva. A sua volta, la flessibilità della colonna influisce sulla riducibilità della curva in corsetto, che infine correla con il risultato finale (una buona riducibilità della curva con il corsetto è legata ad un buon risultato finale). Alcuni specialisti, quindi, ipotizzano che sarebbe opportuno fare una radiografia da supino prima di iniziare la terapia con il corsetto, in modo da avere informazioni predittive sul risultato e sulla convenienza o meno di affrontare questo tipo di percorso terapeutico.
Si tratterebbe comunque di un’ulteriore esposizione a raggi rx, in un periodo nel quale i ragazzi già devono eseguire diverse radiografie.
L’unica situazione che prevede la necessità di eseguire una radiografia in posizione supina è in fase pre-chirurgica, per valutare il grado di riducibilità delle curve.
In conclusione? Dato che la radiografia da supini permette di valutare la flessibilità delle curve ma non l’entità della scoliosi, non ci dobbiamo stupire se lo specialista della colonna, davanti a esami diagnostici eseguiti da sdraiati, ci chiede di ripeterli prescrivendo una radiografia in posizione eretta.

Fonti:
Standing and supine Cobb measures in girls with idiopathic scoliosis
Supine magnetic resonance imaging Cobb measurements for idiopathic scoliosis are linearly related to measurements from standing plain radiographs
Supine to standing Cobb angle change in idiopathic scoliosis: the effect of endplate pre-selection
Difference in whole spinal alignment between supine and standing positions in patients with adult spinal deformity using a new comparison method with slot-scanning three-dimensional X-ray imager and computed tomography through digital reconstructed radiography
Associations between spinal flexibility and bracing outcomes in adolescent idiopathic scoliosis: a literature review

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