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Curve sotto 10 gradi: serve trattarle?

22 maggio, 2024 (12:24) Di: Carmelo Pulici

Sappiamo che per definizione la diagnosi di scoliosi, come suggerito dalla Scoliosis Research Society (SRS), è confermata quando l’angolo di Cobb è di 10° o superiore ed è presente rotazione assiale delle vertebre. La rotazione assiale massima è misurata a livello della vertebra apicale. [1]

Il limite dei 10° e stato definito dalla SRS nel 1977, sostituendo il limite di 7° dell’anno precedente. Da quel momento a livello mondiale si accetta convenzionalmente questa soglia per porre diagnosi di scoliosi.

Tuttavia, la scoliosi strutturale, con potenziale di progressione, può essere osservata anche con un angolo di Cobb inferiore a 10°. Infatti, è stato evidenziato come in curve di 4°-7° sia possibile talvolta riscontrare una iniziale cuneizzazione delle vertebre e dei dischi intervertebrali. [2]

La scoliosi idiopatica, essendo una patologia evolutiva, si sviluppa e progredisce più comunemente nei periodi di crescita accelerata. Il primo periodo è nei primi mesi di vita, generalmente tra i 6 e i 24 mesi, il secondo tra i 5 e gli 8 anni; infine abbiamo il picco di crescita puberale generalmente all’età di 11-14 anni. [1]

Le fasi successive, ovviamente, non sono esenti da pericolo, ma nella maggior parte dei casi la velocità della crescita si riduce progressivamente, così come il rischio di progressione della scoliosi.

Possiamo quindi prevedere il peggioramento in curve sotto i 10°?

È inevitabile affermare che alcune curve sotto i 10° diventeranno di maggiore entità durante la crescita dei ragazzi, fino a richiedere, in alcuni casi, l’utilizzo di un corsetto o più raramente il ricorso alla chirurgia correttiva. È anche vero che la maggior parte di queste curve resterà stabile nel tempo senza raggiungere i criteri minimi per la diagnosi di scoliosi.

Esistono dei fattori associati a un maggior rischio di progressione della scoliosi: storia familiare positiva per scoliosi, lassità legamentosa, appiattimento della fisiologica cifosi toracica, angolo di rotazione del tronco (ATR) superiore a 10° e periodi di crescita rapida. Sarà compito del medico che ha preso in carico il paziente valutare tutte queste variabili.

Dobbiamo allora trattare questi ragazzi?

La risposta è no. Partiamo dal presupposto che il principale obiettivo del trattamento conservativo della scoliosi è migliorare l’estetica. In curve così lievi l’estetica raramente viene intaccata, può essere presente qualche lieve asimmetria del tronco ma tutto ciò rientra nel fisiologico.

L’unico consiglio in questi casi, salvo rarissime eccezioni, è il monitoraggio clinico del paziente, che può essere considerato a tutti gli effetti un trattamento: ci permette difatti di superare le fasi critiche dello sviluppo dei ragazzi, che corrispondono anche alle fasi di maggiore rischio di peggioramento della scoliosi, ed eventualmente di intervenire in presenza di peggioramenti.

Il monitoraggio è il primo passo di un approccio attivo alla scoliosi idiopatica e consiste in una valutazione clinica regolare con uno specifico periodo di follow-up. La tempistica di questo follow-up può variare da 2 a 3 a 36-60 mesi a seconda della specifica situazione clinica.

In conclusione, eseguire un trattamento in questa popolazione di paziente si configurerebbe, come dicono gli inglesi, in un “over treatment”. Eseguire anche solo degli esercizi specifici, secondo step di un trattamento conservativo, rappresenta un costo sia in termini di tempo sia economico.

Un altro aspetto da valutare è l’impatto psicologico: attuare una terapia si traduce automaticamente nel diventare affetti da una patologia, percependosi come “malati”.

Infine, si potrebbe immaginare che il trattamento con esercizi sia poco impegnativo, per cui che male c’è a iniziarlo presto? In realtà richiede quotidianamente tempo e fatica, e potrebbe esserci il rischio che il ragazzo possa iniziare a ridurre l’impegno perché stanco, proprio quando la lotta si fa più dura e gli esercizi specifici da utili diventano indispensabili, ad esempio per cercare di evitare il passaggio alla terapia con corsetto.

 

[1]  2016 SOSORT guidelines: orthopaedic and rehabilitation treatment of idiopathic scoliosis during growth

[2] Radiographic Changes at the Coronal Plane in Early Scoliosis

Commenti

Commento di SPILOTRO PAOLO
Il 03/06/2024 alle 19:33

“Un altro aspetto da valutare è l’impatto psicologico: attuare una terapia si traduce automaticamente nel diventare affetti da una patologia, percependosi come “malati”.”
Nel nostro studio il termine “TERAPIA” è bandito, è chiaro che fa comodo a più di uno. A chi prescrive corsetti a colonne con curve nettamente inferiori ai 10° ed a chi per contro a scoliosi di una certa entità portando il soggetto il corsetto 20 ore al giorno afferma che non serve far ginnastica…
Prof. Paolo Spilotro Scienze motorie e Fisioterapia Università di Bari. GSS

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