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Specialisti, non sono tutti uguali: come scegliere quello giusto?

15 giugno, 2021 (14:31) Di: Stefano Negrini

Gentile signora Lilla,

lei solleva due problemi estremamente importanti: come scegliere il medico giusto e come mai ci sono opinioni così contrastanti tra medici diversi. Vediamole una per volta.

Scegliere il medico giusto. Sono un medico ma sono un paziente anche io, ed ho esattamente lo stesso problema per me o per i miei genitori ed i miei figli: come scegliere il medico quando c’è una necessità che è al di fuori del mio ambito di competenza? Ci sono due aspetti: uno tecnico ed un altro umano. Il primo si basa sulla competenza acquisita, il secondo sulla capacità di interagire con le persone e quindi rendere efficiente l’aspetto tecnico. Il primo prevale in un ambito come la chirurgia, dove le procedure devono essere fatte in modo assolutamente corretto ed è meno importante saper parlare con il paziente. Il secondo è invece essenziale in tutti gli ambiti terapeutici dove la tecnica da sola non basta – e la terapia non chirurgica della scoliosi è una di questi. L’interazione con il bambino/adolescente e con la famiglia sono chiavi di volta essenziali per ottenere il risultato in un trattamento di medio periodo ed impegnativo come quello della scoliosi. Peraltro, anche in questo caso l’aspetto tecnico è essenziale, ovviamente. Purtroppo i pazienti spesso vedono solo l’aspetto umano e non quello tecnico, e da questo possono farsi abbagliare – i casi Stamina e Di Bella  dovrebbero aver insegnato qualcosa… Fidarsi solo di persone umanamente brave e convincenti, che magari hanno un seguito personale importante proprio per questo, e magari pure un appoggio mediatico, o addirittura giudiziario (tutto è avvenuto in questi due famosi casi) può portare clamorosamente fuori strada.

Quindi torniamo al punto di partenza. Come valutare l’aspetto tecnico? Non c’è altro modo che informarsi presso fonti autorevoli. Per gli aspetti tecnici, la prima fonte è il medico di famiglia, perchè ha avuto altri pazienti con lo stesso problema ed ha visto i risultati. Purtroppo in patologie meno comuni (come la scoliosi evolutiva) anche il medico di famiglia può essere fuorviante perchè in vita sua ne vede tante lievi e quasi nessuna grave, e quindi può dare indicazioni giuste per le non scoliosi o scoliosi lievi (andare a nuotare per esempio), ma non per quelle gravi. Comunque il medico di famiglia rimane la prima fonte. La seconda sono le pubblicazioni scientifiche – perchè di solito chi pubblica e fa scienza ad un certo livello offre delle garanzie di serietà. Se vi consigliano un nome potete cercarlo su alcune banche dati come la più ampia e completa per la medicina che è PubMed  oppure potete cercare su altri fonti come ExpertScape, dove gli scienziati sono elencati in base al numero di pubblicazioni sull’argomento.

Quando poi incontrate il medico, aiuta molto fare domande – gioca in difesa (quindi si rifiuta di rispondere) oppure non si fa problemi e spiega? Nel primo caso c’è qualcosa che non va, perché chi è preparato non si fa problemi a rispondere. Poi ognuno di noi può avere altre fonti autorevoli, amicizie affidabili dal punto di vista medico. Una fonte a parte sono gli altri pazienti: ci possono dire molto sull’aspetto umano, ma quasi nulla sull’aspetto tecnico, perchè purtroppo in medicina si possono avere successi anche con le terapie sbagliate se il potenziale di autoguarigione del paziente viene “attivato” al meglio (cosa che si fa con le capacità umane – si chiama effetto placebo). Le storie di successo in medicina possono essere del tutto casuali, quindi sono inaffidabili per definizione. E per chiudere anche con l’aspetto umano, fidatevi delle vostre sensazioni quando andate da un medico, soprattutto per una terapia di medio periodo. Se non riuscirete ad avere fiducia, se avrete delle riserve, allora è meglio cambiare strada perché il vostro potenziale di autoguarigione non si attiverà e quindi avrete comunque risultati peggiori.

Il secondo punto è perché in medicina a volte ci sono differenze così marcate nelle terapie proposte. La prima premessa è che purtroppo al paziente appaiono gigantesche differenze che magari sono oggettivamente piccole agli occhi di un esperto. La seconda è che ci sono campi della medicina dove quasi tutto è ormai protocollato e rimane poco spazio per le scelte individuali, e lo stesso succede per i casi molto gravi o molto lievi – difficile trovare grandi differenze. Tutti i casi intermedi invece consentono un’ampia manovra tra trattamenti diversi, e questo è ancor più vero in ambiti dove la scienza non ha ancora offerto solide risposte che siano diventate patrimonio comune per tutti. Poi ci sono altri fattori come l’essere all’avanguardia scientificamente nello specifico settore (ci si differenzia perché si sa di più) oppure essersi fermati agli studi Universitari e/o al proprio maestro (e quindi essere rimasti indietro a volte anche di decenni). E’ quest’ultimo il caso nell’ambito della scoliosi di alcune (per fortuna poche) scuole anche prestigiose ma ormai puramente chirurgiche, dove il vecchio maestro che capiva di trattamento non chirurgico è ormai in pensione da decenni e chi è venuto dopo ha semplicemente continuato a fare le stesse cose perché nella sua vita professionale approfondisce scientificamente a livello chirurgico e non conservativo. Infine c’è il fatto che la medicina non è scienza esatta, e quindi la componente umana rimane essenziale. La risposta più moderna e tecnicamente più corretta a questo problema si chiama “shared decision-making”, ossia decisione condivisa con il paziente. E’ un approccio molto moderno e ormai praticato dai medici più giovani e quelli più aggiornati. Si espongono le varie opzioni al paziente e si decide con lui la migliore per lui. E’ un approccio opposto al classico paternalismo, dove il medico decide tutto. In ISICO noi pratichiamo sistematicamente questo approccio condiviso e proprio per questo sappiamo che ci sono anche pazienti che non lo apprezzano, che vogliono a tutti i costi che decida il medico e quindi a noi spetta decidere, ma va bene comunque perché il paziente sarà stato informato e saprà meglio che cosa gli sta succedendo. Ed in ogni caso la fiducia sarà certamente maggiore.

E così torniamo al punto di partenza. Va bene informarsi, va bene relazionarsi, va bene capire, ma a un certo punto deve sempre scattare la fiducia, perché il medico ne sa più del paziente e il paziente non può e non deve sostituirsi al professionista, come spesso ormai capita soprattutto sui social – dove chiunque sostiene qualunque cosa e trova gente disposta a credergli. Quindi dopo essersi informati, aver parlato e consultato, deve scattare la fiducia, il lato umano che aiuterà ad ottenere il successo terapeutico.

Una risposta lunga e complessa, signora. Me ne rendo conto. E mi rendo conto che non ho offerto soluzioni semplici. Ma la sua domanda toccava due problemi essenziali ed il nostro blog non nasce solo per rispondere, ma anche per educare e formare pazienti più preparati a meglio interagire con i medici e quindi anche a gestire la propria salute.

Tanti auguri a lei e a sua figlia

Stefano Negrini

Commenti

Commento di Marco
Il 01/07/2021 alle 08:58

Salve, sono un ragazzo di 16 anni. Indosso il corsetto da circa 2 anni, ieri il mio ortopedico, ha richiesto 2 radiografia, una con il busto e un’altra dopo aver rimosso il busto per 24 ore (vuole vedere cosa accade dopo che tolgo il busto per molto tempo).
Per caso c’è il rischio che io perda tutto il mio lavoro fatto in 2 anni??
L’ortopedico alla mia domanda ha risposto dicendo che non mi sarei dovuto preoccupare in quanto se perdessi qualcosa, lo recupererei subito, è vero??
Grazie mille per la disponibilità.

Commento di Sara Rossi Raccagni
Il 09/07/2021 alle 14:54

Caro Marco,
anche se facessi la radiografia al termine delle tue normali ore di libertà, sarebbe normale notare una minore correzione rispetto a quella effettuata indossando il corsetto, anche se una migliore correzione in corsetto è associata ad un migliore risultato fuori dal corsetto. Articolo di riferimento pubblicato da Isico.

È anche possibile che, togliendo il corsetto per molte più ore rispetto a quanto la tua schiena è allenata a gestire, ci sia un’ulteriore perdita di sostegno della colonna con conseguente perdita di gradi di correzione.

Questa perdita può però essere minimizzata tramite l’esecuzione di esercizi fisioterapici specifici, che hanno l’obiettivo di allenare la capacità di mantenere attivamente la correzione in cui il corsetto ti porta passivamente. Alto articolo di riferimento pubblicato da Isico.

Non so darti invece una risposta adeguata riguardo il recupero della correzione persa dopo molte più ore senza corsetto rispetto a quello che per la tua schiena è la normalità; è possibile che, tornando ad indossare il corsetto con precisione e costanza quotidianamente, si possano recuperare i gradi persi durante la giornata.

Ti faccio tanti auguri!
Sara Rossi Raccagni

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