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Colonna vertebrale e misure di superficie: la radiografia è ancora indispensabile?

7 gennaio, 2019 (10:44) Di: Luca Selmi

Il sistema più diffuso per l’analisi delle patologie scheletriche del rachide e delle alterazioni posturali è la radiografia. Lo strumento radiografico, tuttora considerato indispensabile per l’analisi dettagliata dell’anatomia ossea, ha limiti ben noti in campo medico:

  • deve essere utilizzato solo quando necessario, per diminuire i rischi connessi ai raggi X e con un certo intervallo di tempo tra un esame e il successivo;
  • fornisce un’immagine bidimensionale. Alcune patologie della colonna vertebrale, come per esempio la scoliosi, sono deformazioni nei tre piani dello spazio;
  • il paziente è in posizione statica. Per alcune patologie sarebbe importante disporre di una analisi anche di tipo dinamico, ossia col paziente in movimento.

Negli ultimi anni, grazie al continuo progresso tecnologico, sono stati pensati e realizzati diversi strumenti in grado di effettuare un’analisi delle postura e della morfologia del tronco con metodi non invasivi, non ionizzanti, tridimensionali e dinamici. Tutti questi strumenti si avvalgono di software che ricostruiscono l’immagine basandosi su rilevazioni esterne, ovvero sulla superficie del nostro corpo.
Se da un lato il vantaggio è notevole in termini salutistici, dall’altro la domanda è: il risultato dato è in grado di sostituire la tradizionale radiografia? Questi strumenti, fermandosi all’involucro del nostro corpo, non possono rilevare la reale forma delle singole vertebre (o ossa in generale); la ricostruzione che ne deriva è sufficientemente affidabile?

La risposta non è così semplice, dipende dal tipo di patologia indagata e da quale prospettiva vogliamo guardare la colonna del nostro paziente.

Nel caso di una scoliosi, per esempio, ci servirà avere la migliore delle rappresentazioni sul piano frontale (come se guardassimo la schiena del paziente da dietro), in modo da misurare la deviazione della colonna su questo piano. Fino ad oggi tutti gli studi pubblicati in Italia e nel mondo non sono riusciti a creare correlazioni affidabili tra i dati delle “scansioni superficiali” e i dati radiografici in presenza di scoliosi.

Senza una radiografia che mostri con precisione la forma delle singole vertebre e il loro allineamento, il medico non potrà fare una diagnosi accurata di questa patologia, definendone i parametri principali, ovvero: quanti gradi misura e quale parte della colonna coinvolge. Inoltre, solo la radiografia ci da informazioni sullo stadio di maturazione ossea (Risser) del nostro paziente, elemento indispensabile per la definizione del trattamento adeguato.

La frequenza dell’esame radiografico richiesta dai medici di ISICO è generalmente annuale, in modo da limitare il più possibile l’esposizione a radiazioni dei nostri pazienti.

Sono presenti tecnologie innovative come l’EOS, capaci di ottenere immagini digitali apparentemente simili a quelle di un normale apparecchio radiologico, ma con una dose di esposizione nettamente ridotta, e suscettibili di ricostruzioni tridimensionali. Ad oggi è lo strumento meno pericoloso in uso per ottenere immagini diagnostiche della colonna grazie ad un dosaggio di radiazioni nettamente inferiore alle metodiche tradizionali di riferimento (8/10 volte).

Tuttavia l’indagine di superficie ha un ruolo in Italia e all’estero nel migliorare l’efficacia degli screening per la scoliosi, dove l’accuratezza dell’esame è sufficiente per discriminare quei casi in cui sarà necessario approfondire l’indagine diagnostica.

Per quel che riguarda le patologie del rachide sul piano sagittale (come se guardassimo la schiena del nostro paziente di profilo) le indagini di superficie risultano un valido strumento, dando un’informazione affidabile e utilizzabile in termini di identificazione della patologia e di valutazione nel tempo.

Un buon esempio patologico è l’ipercifosi dorsale, dove la colonna del paziente mostra un’eccessiva curvatura del tratto dorsale visto di profilo.

L’indagine di superficie, in questo caso, prendendo come riferimento la cute del paziente è capace di ricostruire con sufficiente precisione la forma della colonna, probabilmente per la vicinanza delle vertebre alla pelle stessa.

Lo strumento fornisce una misura in gradi delle curve presenti sul piano sagittale della colonna del nostro paziente, permettendo al clinico di valutarne l’entità e l’equilibrio e procedere con la scelta terapeutica più indicata.

Non avendo un impatto sulla salute del paziente, questo tipo di esame è ripetibile con frequenza, potendo così dare un oggettivo riscontro sull’efficacia del trattamento in corso o, nell’immediato, di una correzione posturale insegnata al nostro paziente.
Anche noi in ISICO sfruttiamo questa opportunità, utilizzando in diverse nostre sedi il sistema Formetric , riducendo così il numero di radiografie necessarie.

 

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