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La scoliosi nell’anziano: l’importanza degli esercizi

14 giugno, 2018 (12:16) Di: Bruno Leonelli

Quando si parla di scoliosi, spesso si pensa alla schiena dei ragazzi, ma non sempre è così.

In uno studio condotto su 554 persone di età compresa tra i 50 e gli 84 anni è stata diagnosticata Scoliosi nel 70% dei casi. Questo ci fa capire come sia una patologi importante anche nell’anziano.

Bisogna però fare delle distinzioni e capire quando si è formata la scoliosi, per fare questo è necessario avere delle radiografie pregresse che possano far capire il periodo d’insorgenza.

La scoliosi dell’anziano può essere classificata in 3 tipi.

La scoliosi degenerativa primaria, anche detta “de novo” è una scoliosi che si presenta a causa di una degenerazione discale che comporta molta rigidità e dolore. Per questo motivo per il paziente è molto difficile creare curve di compenso che possano bilanciare uno strapiombo laterale o anteriore, inevitabili quando si è affetti da questa patologia.

La scoliosi idiopatica progressiva in età adulta è la scoliosi che ci si porta dietro da ragazzi, cioè quella che viene diagnosticata durante l’adolescenza. In questo tipo di scoliosi è importante tenere a mente un paio di numeri, in base all’entità della curva c’è più o meno possibilità di peggioramento.

Secondo degli studi è stato visto che una curva di oltre 50° quasi certamente va incontro a peggioramento, mentre una curva sotto i 30° dà la possibilità di stare tranquilli in età adulta.

La scoliosi degenerativa secondaria può essere causata da diversi fattori, sia interni alla schiena (come per esempio un’anomalia lombosacrale) che esterni (come per esempio una patologia alle anche). Altre cause di questo tipo di scoliosi possono essere patologie metaboliche od osteoporosi con fratture multiple.

È stato visto che le scoliosi nell’anziano hanno tutte delle caratteristiche in comune, a prescindere da quali siano le cause d’insorgenza.

Sì va inevitabilmente incontro a delle modificazioni della propria schiena e del proprio corpo, le più evidenti sono gli strapiombi, cioè la “caduta” in avanti o di lato della schiena.

Queste modificazioni possono portare ad una perdita di lordosi della parte lombare, con conseguente inclinazione anteriore del tronco e aumento della cifosi dorsale.

Un altro tipo di modificazione è il crollo laterale della schiena, causato da un aumento della curva scoliotica che il paziente non è in grado di contrastare e che lo porta ad una sbilanciamento laterale.

Oltre a questi aspetti un altro fattore comune di tutte queste scoliosi è il dolore, che è uno dei fattori principali per cui l’anziano decide di fare qualcosa per la propria schiena e la propria salute.

Per dare un freno e cercare di migliorare la situazione è necessario un percorso di riabilitazione che passi da degli esercizi specifici per la colonna vertebrale.

Gli esercizi si pongono diversi obiettivi, per prima cosa quella di ridurre il dolore, andando ad “esplorare” la schiena del paziente attraverso delle valutazioni ed andando a cercare delle posizioni antalgiche, dalle quali partire sia per poter dare sollievo al paziente che per poter iniziare ad impostare un piano di lavoro che possa portare la schiena del paziente a svolgere degli esercizi più attivi.

Come per i ragazzi, anche per le persone anziane è fondamentale andare ad impostare l’autocorrezione, ovviamente con degli obiettivi diversi rispetto a quella dei ragazzi. La schiena di una persona anziana affetta da scoliosi per definizione è una schiena rigida e con delle difficoltà nei movimenti, quindi è facile capire come l’autocorrezione non sia più un modo per cercare di ottenere il massimo della correzione dalla schiena , ma come diventi un modo per cercare di poterla sostenere e ridurre il più possibile le varie modificazioni che si sono venute a creare.

Nel caso di uno strapiombo laterale si cercherà di sostenere la schiena il più possibile contro curva, mentre in uno strapiombo anteriore si cercherà di recuperare la lordosi e la mobilità del tratto lombare, in modo da poter riportare indietro la schiena del paziente. Una direzione comune e fondamentale per entrambi i casi è l’estensione assiale, per cercare di ridurre la cifosi dorsale e di aprire il più possibile la curva scoliotica.

Quando si intraprende un percorso riabilitativo però è fondamentale avere pazienza, perché al contrario di un medicinale, gli esercizi non sono in grado di togliere il dolore o di far avere un miglioramento nell’arco di poche ore.

Già la parola “percorso” fa capire che c’è bisogno di un po’ di tempo per poter ottenere i risultati sperati. Oltre alla pazienza è necessario essere costanti nel tempo, infatti il trattamento prevedere una gran parte del lavoro svolto a casa dal paziente, il quale viene istruito ed educato a svolgere quotidianamente ed autonomamente degli esercizi a casa.

Solo in questo modo è possibile ottenere risultati che nell’arco del tempo porteranno a trovare dei miglioramenti sotto diversi aspetti della vita del paziente.

Fondamentale è anche non abbassare la guardia al primo miglioramento, ma continuare con costanza a svolgere il piano di lavoro, in modo da poter stabilizzare i risultati ottenuti.

Il primo miglioramento che verrà percepito dal paziente è in base a quanto si ridurrà il suo dolore, successivamente riuscirà a notare come durante la giornata ma anche guardandosi allo specchio ci sia stato un miglioramento a livello posturale della propria schiena.

Ma altrettanto importante è il miglioramento della condizione fisica generale del paziente e della qualità di vita, che iniziando a sentirsi meglio e a vedersi meglio, inizierà a riprendere tutte le attività.

Gli esercizi specifici hanno poi un valore molto importante per prevenire/contenere un possibile peggioramento con gli anni, e per questo vanno poi continuati tutta la vita: dal momento che la schiena ha delle difficoltà a sostenersi, si devono potenziare infatti tutte le proprie capacità fisiche per contrapporsi a questa tendenza. Ed il potenziamento di queste capacità passa solo ed esclusivamente tramite esercizi specifici. Tutte le altre terapie hanno invece obiettivi diversi o di tipo antalgico (farmaci) o di tipo sostitutivo della funzione persa (corsett o chirurgia), e sono comunque più invasivi.

Commenti

Commento di paola
Il 05/08/2018 alle 13:05

Buongiorno, ho 53 anni e una scoliosi con doppia curva ciascuna di 40 gradi circa. Mi sento sempre più instabile in posizione eretta e devo continuamente “puntellarmi” a qualcosa quando sono in piedi. Vorrei chiedere, quale tipo di corsetto è più adatto alla mia età? Mio figlio (13 anni ha comiciato ad indossare lo cheneau ma io sinceramente non riuscirei a sopportare una costrizione del genere). Infine chiedo se gentilmente mi saprebbe indicare un centro a Reggio Emilia dove potrei essere seguita per un piano di lavoro con esercizi personalizzati oppure da fare in un gruppo con gli stessi problemi.
Ringrazio tanto.
Paola

Commento di Alessandra Negrini
Il 10/08/2018 alle 14:20

Gentile Paola,
è ancora giovane e la soluzione migliore alla sua percezione di doversi continuamente “puntellare” per stare su non è un corsetto (che la sostiene passivamente) ma esercizi fisioterapici specifici mirati a migliorare la capacità di sostegno della sulla schiena. Ricorrendo a un busto perderebbe ulteriormente capacità di sostegno, creando dipendenza e peggiorando la sua condizione.
Diversa è la situazione di suo figlio, che trovandosi in una fase di crescita ha dovuto indossare il corsetto per frenare il peggioramento della scoliosi.
La saluto
Alessandra Negrini

Commento di Roberta Brambati
Il 16/08/2018 alle 22:23

Buona sera scrivo per avere contatti per la sede di Napoli: mia mamma ha un’importante scoliosi già da bambina e ora peggiorata in età adulta.Sarebbe possibile avere info di fisioterapisti specializzati sulla scoliosi adulti in provincia di Salerno che collaborano con voi con le stesse tecniche grazie.

Commento di Maria Rosaria
Il 04/09/2018 alle 00:24

Mi date recapiti di Isico Napoli?Grazie

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