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La scoliosi dell’anziano

5 aprile, 2018 (12:01) Di: Alessandra Negrini

La scoliosi dell’anziano (definita anche scoliosi degenerativa, o de novo), da sempre esistita ma individuata solo di recente, è una forma di scoliosi che insorge a partire dai 50-60 anni di età. E’ il tipo di scoliosi più frequente in assoluto: secondo alcuni studi colpisce fino al 30% della popolazione ultrasettantenne che non ha mai avuto anomalie vertebrali in precedenza, presentandosi tipicamente a livello lombare. E’ stata individuata e studiata solo negli ultimi anni perché un tempo si riteneva che queste curve fossero quelle già presenti fin dalla giovane età, peggiorate nel tempo. Effettivamente, non è facile distinguere la scoliosi idiopatica dell’adolescente che permane nell’adulto, dalla scoliosi dell’anziano, quando non si hanno radiografie precedenti della colonna vertebrale. Sembra che i fattori scatenanti siano proprio la rotazione e lo scivolamento laterale (il termine tecnico è “sublussazione rotatoria”), provocati da fenomeni di degenerazione e invecchiamento dei dischi e delle articolazioni intervertebrali. In una schiena, fino ad allora perfettamente diritta, si forma nel giro di brevissimo tempo una curva che sbilancia l’anziano. Questo è proprio il racconto di chi è colpito: la percezione di un crollo improvviso, inaspettato, di perdere centimetri di altezza, di aver bisogno di aggrapparsi a qualcosa per rimanere su.

Questo tipo di scoliosi ha destato grande interesse perché purtroppo tende a provocare disabilità, dolore, perdita di funzione e a peggiorare la qualità della vita. Le curve, anche gravi, nei ragazzi vengono quasi sempre ben compensate, grazie all’elasticità della struttura, e il ragazzo mantiene un assetto della postura normale pur potendo presentare asimmetrie dei fianchi, del torace e delle spalle. L’anziano ha perso questa elasticità per cui, anche in presenza di curve relativamente lievi (raramente la scoliosi degenerativa supera i 25°), tende a inclinarsi lateralmente e a piegarsi in avanti. Questo è sufficiente a compromettere la funzionalità, rendendo difficile, faticoso e doloroso rimanere in piedi e camminare.

Cosa si può fare per migliorare la condizione di chi ne è colpito?

Come sempre, il primo gradino è la prevenzione: l’attività fisica regolare in età adulta permette di mantenere più a lungo quell’elasticità che aiuta a compensare meglio le possibili alterazioni.

Una volta accertata la presenza di questa patologia da un medico specialista e in presenza di dolori e disabilità, bisogna subito rivolgersi a un fisioterapista esperto in questo campo.
Faccio una distinzione: se il problema è il dolore, e la postura non è stata intaccata, una volta ridotto o scomparso il dolore non occorre necessariamente fare una terapia di mantenimento, ma è sufficiente riprendere a fare attività fisica regolare. In presenza però di un’alterazione importante della postura provocata dalla scoliosi (flessione del tronco in avanti e/o di lato) non ci si può illudere che un “ciclo di trattamento” faccia miracoli: il paziente dovrà eseguire alcuni esercizi specifici tutti i giorni, vita natural durante.

Commenti

Commento di aadriana maghenzani
Il 25/04/2018 alle 11:07

potrei fare un tipo di ginnastica da voi indicato?

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