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Il Thermobrace piace anche ai pazienti e ai loro genitori, uno studio candidato al SOSORT Award 2016 lo conferma!

23 giugno, 2016 (11:33) Di: ISICO

Quanto è difficile indossare un corsetto? Sembrerà incredibile, ma questa domanda se la fanno anche e soprattutto i medici che li prescrivono!
In ambito medico si parla tantissimo di adesione al trattamento, ossia il grado con cui i pazienti rispettano la prescrizione. In parole povere: quanta differenza c’è tra le ore prescritte dal medico e le ore di indossamento reale?
Come mai è importante saperlo? Perché una terapia funziona se viene effettivamente eseguita dal paziente. Perché molti pensano che riuscire a fare indossare plastica per anni a pazienti adolescenti sia una vera “mission impossible”!
Proprio per questo ormai da alcuni anni si è diffuso, nell’ambito della ricerca, l’uso di sensori in grado di misurare l’effettivo indossamento del corsetto. Molti tipi di sensori sono stati testati, e dopo averne dimostrato l’attendibilità, alcuni gruppi hanno proposto ricerche in ambito clinico, finché nel 2011 il gruppo di ISICO ha presentato i primi risultati ottenuti con l’uso di questi sensori nella pratica clinica quotidiana (http://isico.it/news/view/thermobrace-nuova-conferma/)
Attualmente altri specialisti si stanno avvicinando a questa nuova tecnologia, ormai da circa un anno a Boston viene usato lo stesso sensore, e un altro gruppo a New York ha introdotto l’uso di un altro tipo di sensore di temperatura nella pratica clinica.
Nonostante i vantaggi correlati con l’uso di questa tecnologia siano abbastanza evidenti, la sua diffusione è frenata dallo scetticismo di molti specialisti, che ritengono sia uno strumento in grado di minare i rapporti di fiducia reciproca tra medico e paziente e tra genitori e figli.
Ecco perché abbiamo pensato di indagare tra i nostri pazienti, e i loro genitori, cosa pensano della piccola spia introdotta nei corsetti collaudati e consegnati presso le officine ISICO. I dati sono stati raccolti in una ricerca presentata nell’ultima conferenza SOSORT, tenutasi in Canada lo scorso maggio, e che ha concorso per l’AWARD.
Abbiamo intervistato un gruppo di nostri pazienti al termine della visita per mezzo di un questionario diviso in due parti: una per i genitori e una per il paziente.
I questionari puntavano a investigare quanto fosse chiara la funzione di questi sensori, se vengono percepiti come strumenti utili, e se la consapevolezza di essere monitorati possa in qualche modo incentivare l’uso corretto del corsetto.
Le risposte ci hanno permesso di capire quanto venga accettato il sensore e se venga ritenuto attendibile. Infine abbiamo indagato le sensazioni provate da pazienti e genitori durante il momento della lettura dati.
I risultati sono stati sorprendenti e inattesi: genitori e figli hanno una visione globalmente positiva rispetto a questi piccoli sensori (94% dei genitori e 86% dei ragazzi).
Molti dei genitori sono convinti che il sensore sia in grado di incrementare il numero delle ore di indossamento e, di conseguenza, migliorare il risultato della terapia (69% e parzialmente il 20%).
Per quel che riguarda i ragazzi, il 70% ha dichiarato di essere d’accordo con i genitori rispetto alla scelta di essere monitorati con il sensore. Il 46% pensa che la consapevolezza del monitoraggio possa essere di aiuto per l’indossamento, il 33% pensa che sia utile in questo senso almeno in parte.
Tra le sensazioni riportate dai ragazzi nel momento dello scarico dei dati, in visita o in seduta con il terapista, il 16% (36% in parte) ritiene che il sensore sia una spia, il 40% (42% in parte) lo considera un alleato, prova ansia il 33% degli intervistati, imbarazzo il 12%; sorpresa il 13% e noia l’8%.
Tra i genitori le sensazioni riferite sono imbarazzo per il 5%, ansia per 7%, noia 2% e sorpresa 5%.
Il 70% dei ragazzi ritiene il sensore completamente attendibile, mentre lo ritiene attendibile parzialmente il 12%, per i genitori le percentuali sono state rispettivamente il 79% e l’8%.
L’88% degli intervistati ha dimostrato di aver capito almeno in parte come funziona e a cosa serve il sensore. Alla domanda per chi è utile il sensore le risposte dei genitori si sono distribuite come segue:
• Genitori 35%
• Pazienti 57%
• Medici 87%
• Altri 1%
• Nessuno 1%
E’ interessante notare come l’87% dei genitori intervistati abbia dichiarato che l’uso del sensore non abbia minimamente intaccato il rapporto di fiducia genitori figli, e sorprendentemente l’11% ritiene che tale rapporto di fiducia sia addirittura migliorato.
A confermare tale dato il fatto che i ragazzi non sono minimamente preoccupati di mostrare i dati raccolti dal sensore ai genitori e nemmeno al proprio medico (l’82% ed il 72% rispettivamente).
Infine il 91% dei genitori rifarebbe la scelta di acquistare il sensore ed il 91% lo consiglierebbe ad altri.
I risultati per quanto sorprendenti confermano l’enorme sforzo fatto dai professionisti coinvolti nel team nel trasmettere al paziente e alla famiglia tutte le informazioni necessarie ad affrontare e soprattutto accettare la terapia proposta.
Coloro che hanno usato il Thermobrace sono consci dei numerosi vantaggi che esso offre e ne condividono l’utilità, non solo per i medici ma anche per i pazienti ed i loro genitori, in quanto migliora il risultato terapeutico.
Questo coincide perfettamente con il messaggio che noi professionisti trasmettiamo a genitori e pazienti nel momento in cui prescriviamo il Thermobrace. L’uso di questi sensori non intacca il rapporto di fiducia genitori figli e nemmeno quello tra medico e paziente. Ci auguriamo che i risultati di questo semplice studio possano contribuire alla diffusione dell’uso di questi sensori, perché essi rappresentano davvero un concreto aiuto per i ragazzi che si trovano a dover indossare un corsetto!

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